La Flagellazione
“E quanto questa adesione alla volontà del Padre debba costargli emerge dai misteri seguenti nei quali la salita al Calvario, con la Flagellazione, la Coronazione di spine, la morte in croce, Egli è gettato nella più grande abiezione”. (Ros. Virg. Mariae).
E’ facile pensare che un nemico possa arrecarci fastidio, che parli male di noi, che non perda occasione per umiliarci in pubblico.
E qualora la cosa si verificase, per il solo fatto che è stata messa in preventivo, la sofferenza che ci arreca, pur restando sofferenza, non ci ferisce più di tanto. E’ più difficile, invece, preventivare che una persona a cui non hai fatto torto alcuno, cui non hai arenato nessun danno, possa, di punto in bianco, metterti alla berlina, offenderti e danneggiare la tua persona pubblicamente. Ora, se questo avvenisse, provocherebbe in noi un impatto disorientante e davvero doloroso. Nel caso di Gesù, poi, la cosa è ancora più sconcertante. Egli non solo non ha fatto male ad alcuno, ma ha posto se stesso a servizio promozionale dell’uomo, di tutto l’uomo e di tutti gli uomini!
Eppure ecco come l’uomo risponde al Suo amore: la Flagellazione!
Egli è venuto per liberare l’uomo dalle catene della schiavitù del peccato: ora viene legato Lui alla colonna, simbolo di tale schiavitù. Lui è venuto per lenire le ferite inferte all’uomo dal peccato (“versò olio e vino sulle ferite di quel tale” nella parabola del Buon Samaritano; Lc 10,34): viene flagellato Lui, ora, da quello stesso uomo che aveva beneficato. Davvero Gesù ci ama oltre ogni merito e senza misura alcuna! Ma se, da un lato, questo Mistero rivela a noi la “tenuta” dell’amore di Cristo, dall’altro ci rende coscienti e consapevoli del rischio che noi corriamo ogniqualvolta il nostro amore per Lui e per il fratello viene meno. Amati di un amore gratuito, siamo provocati ad amare gratuitamente. L’uomo potrà comportarsi con noi come “Caino”, ma questo non ci esonera dall’amore fraterno e non può costituire un alibi giustificante la chiusura del cuore. Il fratello può anche continuare a danneggiarci, a beffeggiarci, nonostante il nostro perdono (ossia l’amore che si fa misericordia) e tuttavia, sull’esempio di Gesù, non dobbiamo venire meno nel nostro impegno d’amore fraterno. E’ in forza di questo amore che saremo giustificati.
Cristo ha subìto nel silenzio: “Jesus haute tacebat” (Mt 26,63). Quante volte invece, noi cristiani, non diamo il buon esempio in questo campo. Sempre pronti a rinfacciare l’amore donato, il bene elargito, l’aiuto prestato. Inclini a difendere presunti diritti acquisiti dal proprio amore, di fronte alla reazione dell’altro, svincolata da tale rapporto-diritto, chiusi nella nostra delusione, come una fontana avvolta dalla propria acqua ghiacciata dal freddo. “Jesus haute tacebat!: Gesù taceva!
Dobbiamo imparare a scorgere nelle prove della vita, nelle amicizie tradite, nella fiducia delusa, una provocazione a crescere come cristiani e per ciò stesso come uomini coerenti con i propri impegni battesimali. Cristo l’ha detto: “…se trattano così il legno verde, che ne avverrà del legno secco?” (Lc 23,31). E poi in nessuna parte del Vangelo si legge: “Sarete amati da tutti …”, ma il contrario sì!
Preghiamo, dunque, in questo secondo Mistero, perché la Vergine Maria ci richiami nel momento della prova alla esemplarità di Cristo e, con la sua preghiera al Figlio, ci renda capaci, come Lui, di tacere con la bocca per meglio amare con il cuore.