La Risurrezione

“Contemplando il Risorto il cristiano riscopre le ragioni della propria fede (Con. 15, 14) e rivive la gioia non soltanto di coloro ai quali Cristo si manifestò – gli Apostoli, la Maddalena, i discepoli di Emmaus – ma anche la gioia di Maria, che dovette fare un’esperienza non meno intensa della nuova esistenza del Figlio glorificato”. (Ros. Virg. Mariae).
Vorrei sottolineare un aspetto molto importante che a me piace moltissimo: pensare alla figura di Maria Maddalena, la quale all’alba della Risurrezione si è recata al sepolcro. Con lei erano arrivati Giovanni e Pietro. Avevano constatato il sepolcro vuoto, le bende messe a posto, il sudario e poi se ne erano tornati in città.
Questa donna invece è rimasta lì, al sepolcro di Gesù, in attesa, in preghiera, in pianto. Voi sapete che proprio per il fatto di essere rimasta al sepolcro di Gesù ella ha avuto la possibilità di incontrare gesù Cristo stesso. Sono due i pensieri che mi sono sempre ricorsi nella mente.
Il primo è questo: al sepolcro di Gesù bisogna saper sostare con fede, con speranza e con amore, le tre virtù teologali.
Sono le virtù con le quali Maria ha impostato e vissuto la sua esistenza terrena. Se noi vogliamo pregare bene in questo rosario, non possiamo non chiedere alla Vergine Maria un po’ della sua fede, della sua speranza e del suo amore per Gesù, perché la nostra vita, le giornate della nostra vita, sono disseminate di vari sepolcri. Non quelli che erigiamo noi uomini: sono le prove, le tentazioni, i disturbi anche fisici, le incomprensioni, quella forma di nervosismo che magari uno si trova addosso e non sa il perché, o di malinconia che prende la mente e il cuore, la gola e gli occhi (ti viene da piangere), oppure una parola detta al momento sbagliato e in un tono offensivo. Ci sono sempre delle situazioni nella vita di ognuno di noi in cui è difficile cantare l’alleluia. Sono situazioni analoghe a quella di Maria Maddalena, che trova un sepolcro vuoto, quasi un non senso.
Dobbiamo pregare la Madonna per avere il coraggio di non scappare dalle prove, di non dare con troppa facilità scrollatine di spalle, ma di saper capire che cosa il Signore, attraverso quel sepolcro, in quel momento, vuole da noi.
Dal momento che Maria Maddalena è rimasta e Gesù Cristo le appare e la chiama per nome, allora io ho capito che cosa vuole il Signore da me: che io sappia sostare, meditare, capire, per scorgere Lui che mi chiama a fare un gradino in più nella fede, nella speranza e nella carità, che non mi lasci schiacciare dalla prova, scoraggiare, deludere dalla tentazione, dal senso di vuoto, dalla sofferenza, dalla malattia, dalla morte. Saper diventare come Maria, persone che non si lasciano gestire dagli eventi ma che li gestiscono. E se abbiamo il cuore con la fede e la speranza, e sappiamo donare per amore al Signore quei momenti, noi diventiamo dei risorti con Gesù Cristo, noi sperimentiamo Gesù dentro di noi (che è risorto), noi diventiamo persone capaci di farsi crescere dalle cose, non persone che si lasciano condizionare dalle cose. Questo è il primo pensiero.
Il secondo è una domanda: ma se Gesù, oggi, dovesse chiamare per nome noi cristiani, che siamo i figli della Risurrezione, attraverso le varie vicissitudini, le realtà della giornata, sapremmo, come Maria, riconoscere la sua voce? Perché Gesù ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo” (Mt 28,20), dunque è presente nelle nostre giornate, e se siamo persone che vivono a livello di coscienza la loro fede e la loro speranza, e a livello di cuore la loro carità cristiana, è chiaro che Gesù chiama noi come ha chiamato Maria. Ma siamo attenti noi? Siamo capaci di distinguere la Sua dalle altre voci? Oh, beninteso, voci che sono anche dentro di noi, la voce dell’istinto, dell’orgoglio, della superbia, la voce dell’affermazione di sé, dell’accomodamento della realtà o della coscienza; voci che possono venire da altre persone perché sono nervose e sono con noi, e il Cristo risorto mi chiama ad essere paziente per loro, oltre che con loro. Voci che vengono anche dagli altri, che vogliono tentarmi nella mia igiene mentale, che vengono dalle tentazioni anche dei sensi, del sesso. Voci della televisione… Per distinguere Gesù che mi chiama per nome, per rendermi partecipe della Sua Risurrezione come Maria, mentre diciamo il Rosario dovremo rispondere a questo interrogativo. Andiamo anche un po’ indietro con lo sguardo, alla memoria della vita, e ci accorgiamo che troppe volte non abbiamo udito la sua voce, non l’abbiamo distinta, non l’abbiamo ascoltata quando l’abbiamo udita, e quindi non siamo vissuti da risorti.
Allora in questo Mistero dobbiamo chiedere a Maria, la Vergine della fede, della speranza e della carità, che ci renda capaci di sostare di fronte alle prove in silenzio, magari anche in lacrime e di saper distinguere la voce di Gesù che ci chiama al superamento di certe condizioni in cui ci troviamo a vivere.