Primo Mistero Doloroso

Gesù prega nell’orto del Getsemani

Il percorso meditativo si apre col Getsemani, lì dove il Cristo vive un momento angoscioso, di fronte alla volontà del Padre: “Non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc. 22,42 e …) Questo suo “sì” ribalta il “no” dei progenitori nell’Eden”. (Ros. Virg. Mariae).

La riflessione che vorrei aiutarvi a fare riguarda la persona di Gesù. Ci si evidenzia un Gesù Cristo coerente fino in fondo alle esigenze d’amore che gli detta il cuore: e noi sappiamo bene che Gesù è una sola cosa con il Padre, ed è guidato, mosso interiormente dallo Spirito Santo, quindi coerente fino in fondo con le esigenze d’amore che il Mistero di Dio Trinitario ha nei suoi confronti.

Coerente perché questa fedeltà di Dio all’amore umano comporta u condividere la passione degli uomini di tutti i tempo, quelle passioni che si consumano nel silenzio, dentro le mura di una casa, sopra un letto, la fatica della fedeltà al matrimonio anche quando ci si accorge di essere traditi dal proprio partner d’amore; la sofferenza di un amore che non produce e non c’è mai il sorriso di un bimbo, una voce stridula ad interrompere la monotonia dell’amore quotidiano; la sofferenza di chi ha come frutto del proprio amore, qualcosa che solo la fede, solo la certezza d’averlo partorito, lo fa chiamare uomo; la passione di chi non riesce ad avere un posto al sole, riconosciuti i propri diritti; la sofferenza spirituale di chi, nonostante le emozioni interiori dello spirito, non riesce ad essere coerente con le aspirazioni della propria coscienza e del proprio cuore e il peccato ha sempre la meglio. Le sofferenze e le disgrazie di tutti i tempi trovano nel corpo di Gesù non soltanto la loro manifestazione (il sudore di sangue), ma anche una loro comprensione: Dio è vicino, è dentro quell’uomo che soffre queste realtà: la passione umana.
Ed è straordinario sentire questo nostro Dio che è una sola cosa con noi. Gesù l’aveva già dimostrato nella sua vita. Sono gli ultimi, i poveri, i derelitti, i tagliati fuori, quelli che non contano, l’oggetto privilegiato del Suo Amore. Fin qui è bellissimo, ma l’uomo rimane con la sua tragedia interiore. La cosa commovente è vedere che questo Gesù Cristo è vicino agli ultimi perché si fa ultimo, è vicino ai sofferenti perché soffre, è vicino a tutte queste persone e ad altre ancora per dire a tutti: “Sono con voi”.

Un Dio che in Cristo si rivela coerente a questo amore e non snobba nulla di quanto c’è nell’uomo, ma proprio quanto per noi è da esorcizzare, da narcotizzare nella memoria e nel cuore, è da tagliar fuori dalla vista perché infastidisce e inquieta, Lui lo vive sulla sua pelle, nella sua persona.

Questo da un lato. Dall’altro: l’atteggiamento dei discepoli.
Sta per dare luogo, Gesù Cristo, alla manifestazione finale dell’amore che Egli ha per l’uomo, una manifestazione comprensiva di tutta la dinamica interiore dell’amore di Dio: e l’uomo dorme, l’uomo è indifferente, e l’uomo è appesantito dalla stanchezza del vivere umano. Non ha il coraggio di innestarsi in Cristo, di condividere la sua Passione, di lasciarsi irrobustire dalla sua forza.
Questo perché l’uomo non ha sufficiente fede nella persona di Gesù.
Non dobbiamo crearci facili alibi “… sono stanco, ho da fare, ho la famiglia, ho il lavoro, ho tante altre cose, devo fare questo, devo fare quello …”, Cristo ha chiesto (e guardate che è una delle poche parole che dirà prima di morire): “Vegliate con me”. I cristiani devono essere coloro che vegliano come le sentinelle per scrutar l’arrivo dello sposo, per tenere desti gli altri, per dirla con il Vangelo: “perché la lampada della fede sia molto luminosa e l’olio delle opere buone ci sia di scorta. ” (Mt 25, 1-13).
C’è un’altra realtà: Gesù Cristo che prova, a nome di tutti gli uomini, la sofferenza umana, non la minimizza. E’ vero uomo colui che è vero Dio. E ciononostante insegna come dobbiamo pregare, ci insegna a rimettere la nostra vita nelle mani del Dio della vita, il Padre di ogni uomo, quando dice “… tuttavia non come voglio io, Padre, ma come vuoi Tu, sia fatto” (Mt 26, 39).

Ricordiamoci bene che la preghiera del cristiano non è vera preghiera se non termina con le parole di Gesù.
A noi ha detto: “Chiedete, bussate, insistete, pregate incessantemente” (Mt 7,7; Lc 18,1; ma Lui che è l’Orante della storia, conclude la preghiera come uomo sulla terra dicendo “… tuttavia non come voglio io, Padre, ma come vuoi Tu, sia fatto”: è l’eco del Figlio alle parole della Madre: “Avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).

E noi, che onoriamo Maria, mentre meditiamo questo Mistero che ci presenta Gesù che soffre, che è coerente, che viene flagellato, dobbiamo chiedere a Lei di saper dire ogni volta che preghiamo “… non come voglio io, ma come vuoi Tu”.