Primo Mistero Luminoso

Il Battesimo

È mistero di luce anzitutto il Battesimo al Giordano.
Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa un “peccato per noi” (2 Cor. 5, 21), nell’acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (Mt. 3, 17…), mentre lo Spirito scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende”. (Ros. Virg. Mariae)

Battesimo di penitenza: “confessando i loro peccati si facevano battezzare nel fiume Giordano” (Mt. 3, 6), e dunque per una purificazione morale.
Sottomettendosi a tale battesimo Gesù si associa ad ogni uomo che porta in sé il retaggio del peccato originale; si fa inoltre carico di tutta la peccaminosi umana: ” … egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” (Sal. 53, 4); peccaminosi che espierà, poi in maniera compiuta e definitiva, morendo sulla croce: “il castigo che dà salvezza si è abbattuto su di lui … con ingiusta sentenza fu tolto di mezzo … per le sue piaghe siamo stati guariti” (Sal. 53,5a. 8. 56).

Con il Battesimo di penitenza, Gesù non solo si associa ad ogni uomo peccatore e si fa carico di tutte le miserie umane, ma già rivela lo scopo della sua venuta sulla terra: rifare l’uomo nuovo, rimetterlo in armonia con se stesso, togliendo il peccato, aprire l’accesso all’Eden, dove Dio passeggia, e cioè ridare all’uomo la possibilità reale di parlare con Dio, di rivedere il volto di Dio e in lui, poiché ne è “l’immagine e somiglianza” (Gen. 1, 27), ritrovare pienamente se stesso!

Tutto ciò si evidenzia con molta chiarezza nella descrizione del battesimo di Gesù dell’evangelista Matteo. Infatti quei cieli che si erano chiusi per l’uomo a causa del suo peccato, ora si aprono: “si aprirono i cieli”; “lo Spirito di Dio scende su di lui come una colomba”; quello stesso spirito che aleggiava sulle acque all’alba della creazione (Gen. 1, 2) ora aleggia su Gesù, simboleggiando la nuova creazione o ri-creazione del nuovo Adamo, la creazione che comincia in santità.
E Gesù disse loro: “In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele”. (Mt. 19, 28)
Inoltre la colomba rappresentava simbolicamente anche il popolo di Israele: dunque in Gesù non solo ricomincia la creazione, ma si costituisce anche il nuovo Israele, il nuovo Popolo di Dio.
Quello stesso Dio, che si era sottratto all’uomo a causa del peccato, ora, al Giordano, sul nuovo Adamo, sul nuovo popolo, rappresentato da Gesù, pone il suo “compiacimento”.

Nell’Ave Maria diremo alla Vergine di pregare per noi “nell’ora della nostra morte”: ebbene con la recita di questo primo Mistero luminoso, chiediamole di aiutarci a vivere coerentemente la nostra dignità di battezzati, perché alla nostra morte, quando i cieli si apriranno per ciascuno di noi, il Padre vedendoci arrivare possa dire di tutti e di ciascuno: “ecco il figlio mio prediletto” nel quale mi potrò compiacere per l’eternità.
Ma questo privilegio comporta anche una responsabilità: quella di andare, ovunque il nostro stato di vita ci pone, come persone che, con il loro modo di pensare, di agire, di ragionare e di amare, insomma, con il loro vivere “ammaestrano e battezzano” perché fecondano di verità redenta e di carità costruttiva ogni uomo e ogni realtà: anche per questo chiediamo l’aiuto della Vergine.