La Croce
“Seguendo il cammino di Cristo nel quale il cammino dell’uomo è “ricapitolato” … e seguendo sulla via del Calvario, impara il senso del dolore salvifico”. (Ros. Virg. Mariae).
Si dice che l’amore o trova simili o rende simili, diversamente è impossibile il dialogo d’amore.
Dio, mediante suo Figlio, ha intrapreso un dialogo d’amore con noi in termini umani. Non possiamo più immaginare come Dio ama l’uomo perché questo amore di Dio cade sotto l’esperienza storica.
È un amore verificabile, quantificabile, è un amore sensibile, palpabile.
L’amore che Gesù ha per noi è quello di liberarci dai nostri pesi, vuoi i pesi di temperamento, di carattere per cui è difficile per ciascuno di noi, a volte, amare se stesso; vuoi il peso del proprio peccato, per cui è difficile rialzarsi e ricominciare con la stessa fiducia, con la stessa lena, con lo stesso entusiasmo; vuoi il peso della fedeltà nell’amore all’uomo, a Dio, a noi stessi, del servizio dell’amore, il peso del dolore, il peso pauroso della morte.
Gesù Cristo caricandosi della Croce e avviandosi al Calvario, rivela che l’amore di Dio verso di noi ha reso Dio simile a noi per liberarci in maniera umana, sensibile, tangibile: dei nostri condizionamenti se ne fa carico Lui, in prima persona, onde renderci capaci di diventare in tutto simili a Lui, perché bisogna essere in due per amarsi.
Questo Dio che chiama l’uomo ed è fedele all’uomo, lo prende così com’è e lo libera dai suoi condizionamenti: ecco il Cristo che caricandosi della sua Croce si carica della croce di tutti gli uomini ma, liberati, tocca a noi adesso diventare simili al nostro partner d’amore, che è Dio.
E allora i cristiani, dopo quel Venerdì Santo nel quale Cristo si è fatto carico della loro croce personale, non possono più accampare giustificazioni nel loro divenire adulti come figli di Dio e quindi nel loro divenire santi. Lui ha portato la nostra Croce salvo che, proprio per mancanza di fede, noi ci riprendiamo la nostra e pretendiamo di portarla con le nostre sole forze: ne siamo schiacciati! Ha previsto anche questo il Signore, tant’è che la pietà cristiana Lo contempla caduto sotto la Croce per ben tre volte. Pensate che bene ha il Signore per noi! Neanche questo ci lascia per giustificarci, perché è chiaro, l’amore deve rendere simili, e Lui è talmente innamorato di noi che vuole renderci simili e più partecipi della Sua gloria, della Sua intimità, e allora passa sopra a tutto.
Rispondere adeguatamente a questo amore significa allora anzitutto riconoscere che la nostra croce sulle Sue spalle, non abbiamo più il diritto di perdere il tempo nel piangerci addosso, perdere tempo ad autocompatirci o ad autocommiserarci, nemmeno dobbiamo concedere al nostro peccato di farci perdere tempo.
Siamo resi capaci di camminare speditamente dietro di Lui. Significa avere la certezza che io dentro di me ho la possibilità di stare in piedi, di camminare diritto e, per grazia di Dio, di diventare partecipe della vita di Dio, diventare il Suo partner d’amore.
Un Dio che mi conosce, che mi guarda dentro, che mi chiama per nome, che sta bene dentro il mio cuore nonostante me, perché la Sua presenza, la Sua stabile dimora in me vuole trasformarmi continuamente in Lui. Potremmo pensare anche all’imitazione di questo amore di Gesù, all’amore fraterno esplicitato da San Paolo quando dice: “Portate gli uni i pesi degli altri e così adempirete alla legge di Cristo” (Gal 6,2): è il comando dell’amore.
Alla Vergine Maria, Madre Sua e nostra, chiediamo di saper rispondere alle chiamate di Gesù anche se vogliono portarci in cima al Calvario, con la Sua stessa generosità, senza calcoli, senza mezze misure, senza disistima di sé, ma forti unicamente della presenza di questo Dio d’amore che mi vuole Suo partner d’amore, in tutto simile a Lui.