La Pentecoste
“Al centro del percorso di gloria del Figlio e della Madre, il Rosario pone nel terzo mistero glorioso, la Pentecoste, che mostra il volto della Chiesa quale famiglia riunita con Maria, ravvivata dall’effusione potente dello Spirito, pronta per la missione evangelizzatrice. La contemplazione di questo Mistero deve portare i credenti a prendere coscienza sempre più viva della loro esistenza nuova in Cristo, all’interno della realtà della Chiesa”. (Ros. Virg. Mariae).
Vorrei sottolineare soltanto alcuni aspetti della persona e dell’azione dello Spirito. Voi sapete che lo Spirito è colui che – dice il simbolo Niceno-Costantinopolitano I – “è il Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio”. “E’ il Signore” che “dà la vita” a ciascuno di noi.
La vita di cui si parla, che è anche quella biologica, ce la racconta il Libro della Genesi. La vita di cui si parla, quella eterna anche, che lo Spirito ci ha dato nel Battesimo, che ci ha confermato nella Cresima, vita che è quella del Cristo risorto, comprende anche la nostra vita di carne, di creature umane.
E lo Spirito santo mantiene in essere anche la nostra felicità. Vi capite che soltanto se pensassimo a questo, che è lo Spirito santo che dà la vita, allora è Lui che rende fecondo l’amore di un uomo e di una donna, per noi cristiani è assurdo e blasfemo distruggere l’azione dello Spirit: pensare o attuare l’aborto, pensare o attuare l’eutanasia, troncare l’azione dello Spirito.
Gesù ha detto che il peccato contro lo Spirito santo è grave! (Mt 12,31). C’è un’altra realtà: questo Spirito santo che è Signore e dà la vita, è colui che ci ha dato il Signore della vita, Gesù Cristo, attraverso la cooperazione di una donna. Quindi è lui che feconda la Vergine Maria di Vita Divina, lei è una donna, perciò una creatura e diventa la Madre del Creatore; Lei donna, madre del Suo Signore. Questo stesso Spirito fa nascere la Chiesa. La fa nascere dal costato di Cristo, la fa nascere con due persone che rappresentano: l’una la maternità della Chiesa, l’altro la pastorali della Chiesa. La maternità è Maria, la pastorali della Chiesa è l’apostolo Giovanni.
E’ questo stesso Spirito che darà alla Chiesa il coraggio della testimonianza: il Mistero della Pentecoste che noi contempliamo in questa terza decina. Attenti: la Chiesa siamo noi. Cristo invia la Chiesa nel mondo per essere testimone della Sua Risurrezione, quando dice “testimoni della Verità”. Noi cristiani ogni volta che mentiamo soffochiamo lo Spirito di Gesù, perché lo Spirito di Gesù è Spirito di Verità.
Ogni volta che noi appartenenti alla Chiesa, e per gli altri siamo il volto della Chiesa, neghiamo certe verità di fede o non le conosciamo abbastanza da testimoniarle, noi siamo strumenti non duttili, comunque inefficienti, inefficaci ed improduttivi nelle mani dello Spirito santo.
Il bisogno di conoscere la verità della propria fede non è per sentirsi migliori, non è per appagare la curiosità religiosa o teologica, ma è per dare spazio alle esigenze dello Spirito santo che è dentro di noi, che è stato messo nel nostro cuore. Ogni volta che noi cediamo alla nostra debolezza (non parlo soltanto del peccato), la debolezza che non dà a noi il coraggio di testimoniare la nostra fede agli altri, noi manchiamo verso lo Spirito santo, perché Gesù Cristo l’ha detto: “Non preoccupatevi di ciò che dovete dire, lo Spirito vi suggerirà” (Mt 10,19), se noi permettiamo allo Spirito di parlare attraverso di noi. Perché se abbiamo fede gli diciamo: “Parla Tu, difendi Tu il Mistero dell’amore di <dio che è costato la vita a Gesù Cristo” e sono io a parlare, io che appartengo a Cristo. E così è anche per i peccati: perché cediamo alle tentazioni e siamo deboli? Perché non permettiamo allo Spirito santo di renderci forti, perché non lo invochiamo, perché dimentichiamo che è Lui il Signore che dà la vita, cioè è il Signore della vita e, in Gesù, il vincitore della morte.
Lo Spirito santo è un po’ la cenerentola delle nostre preghiere. Ci rivolgiamo al Padre perché ce l’ha insegnato Gesù, ci rivolgiamo a Gesù nell’Eucaristia, ci rivolgiamo alla Madonna nel rosario, nelle nostre pie pratiche di pietà, nelle nostre devozioni, ma allo Spirito santo? Eppure è il Signore che dà la vita. E’ colui che applica alla Chiesa e ad ogni uomo i meriti di Cristo, è lui che dà efficacia ai Sacramenti; è Lui che trasforma un pezzo di pane e un po’ di vino nella presenza reale, sia pure miseria ma reale, di Gesù Cristo vivo perché risorto.
. E allora alla Madonna dobbiamo chiedere questa conoscenza e devozione allo Spirito e allo Spirito dobbiamo chiedere che ci renda capaci come Maria di dire di sì a Lui, che vuole rivestirci di Gesù Cristo, trasformandoci in gesù Cristo, con la nostra cooperazione , sull’esemplarità di Maria.