Quinto Mistero Gaudioso

Gesù al Tempio

“Gioioso e insieme drammatico è l’episodio di Gesù dodicenne al Tempio. Egli qui appare nella Sua divina sapienza, mentre ascolta e interroga, è sostanzialmente nelle vesti di Colui che “insegna”. La rivelazione del suo mistero di Figlio tutto dedito alle cose del Padre è annuncio di quella radicolite evangelica che pone in Cristo anche i legami più cari dell’uomo, di fronte alle esigenze assolute del regno. Gli stessi Giuseppe e Maria, trepidanti e angosciati, “non compresero le sue parole” (Lc. 2,50). (Ros. Virg. Mariae).

E’ durante il culto nel Tempio, dove immediatamente dopo la nascita è portato e dove, dodicenne, ne ha diritto ed obbligo ad andarci, noncurante di niente e nessuno, che Gesù Cristo prende coscienza per la prima volta della sua missione.

E’ già una prima grossa lezione che ci deriva da questo: il primato, dentro di noi, di Dio e del culto di Dio. Più tardi lui dovrà dirlo al tentatore (cap. IV di Matteo).
Sta scritto: “… renderai culto” ed è il culto della sua persona, di tutto il Suo essere che gli fa vivere la missione che il Padre gli ha dato: annunciare la lieta novella. Lo fa subito. Apparentemente è smarrito dagli uomini, perché non possono gli uomini cercare Cristo nelle carovane, dove fa comodo a loro. Non possono i cristiani cattolici pretendere di incontrare Cristo Gesù dove vogliono loro prescindendo dalla Chiesa e dal culto della Chiesa cristiana cattolica.
Rischierebbero di incontrarsi con un Cristo che si inventano loro, ma non con il Figlio della Vergine Maria, non con il Figlio di Dio.

Qui c’è tanto ancora da dire sul ruolo della Vergine Maria, proprio come donna, che fa tutto per bene … e che torna a vivere la sua dimensione di sposa e di madre, di fanciulla di Nazaret, accudendo alla casa. Se ne accorge subito, la sera in cui non ha Gesù tra le sue braccia o nella tenda a consumare la cena. Non indugia maria, non sta senza Gesù Cristo, lo cerca subito.

C’è anche il simbolo dei tre giorni, che rinvia al triduo Pasquale, ai tre giorni della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù. E Maria ha vissuto lì l’esperienza materna, il dramma della morte di Cristo, la Sua sepoltura, e la perdita della vita che ha avuto l’uomo Gesù, che è la “Vita”. Pure noi perdiamo la vita vera quando perdiamo di vista dentro di noi la persona di Gesù. Penso che questa lezione, che ci deriva da quest’ultimo Mistero gaudioso, non vada sottovalutata.
Il Culto: Dio lo esperimento lì, e se lo perdo di vista lo devo cercare subito e lo ritrovo lì. E voi capite che per noi il culto, la Chiesa, vuol dire i Sacramenti.
Da qui la rivalutazione del Sacramento della Confessione, dell’Eucaristia, perché è in questi Sacramenti che ritroviamo cristo e lì troviamo noi stessi in Cristo. Ci rifacciamo in Lui nutrendoci di Lui che ci trasforma in Lui. Dobbiamo dire allora alla Madonna che ci aiuti, Lei che ha capito, come donna, cosa vuol dire perdere gesù Cristo; che ci aiuti a non perderlo mai.
Lei capisce cosa vuol dire quello che le chiediamo, perché lo ha sperimentato come noi.

Ci aiuti a non perderlo mai di vista, a non perdere la Sua Grazia, a non perderlo negli altri; che gli altri non lo perdano dentro di loro per causa nostra ,essendo noi chiamati a mai scandalizzarli. (Mc 9,42).
Che ci aiuti ad essere persone che, presa coscienza del proprio mandato, come quello di Cristo, nel culto e nella riconciliazione con Cristo, non vengano mai meno agli impegni, e lo chiedano per la Chiesa, per le chiese locali, per le congregazioni religiose, per le associazioni.
La Chiesa Universale perché non rischi mai di perdere di vista Gesù Cristo necessita che lo riconosca nei componenti la Chiesa stessa, nei figli dell’uomo, nei figli di Dio e in tutti i battezzati.

E’ ovvio che dobbiamo anche pregare per i peccatori perché ritornino in fretta da Lui (come è tornata Maria a Gerusalemme) ad attingere da Lui la vita.