Quinto Mistero Luminoso

L’Istituzione dell’Eucarestia

“Mistero di luce è, infine, l’istituzione dell’Eucarestia, nella quale Cristo si fa nutrimento con il suo Corpo e il suo Sangue, sotto i segni del pane e del vino, testimoniando “sino alla fine” il suo amore per l’umanità (Gv. 13, 1) per cui la salvezza si offrirà in sacrificio!. (Ros. Virg. Mariae).

Gesù sapeva che quella sarebbe stata l’ultima sera che avrebbe trascorso con i suoi discepoli: di lì a poco lo avrebbero arrestato, isolato e poi crocifisso. I suoi discepoli sarebbero rimasti soli, disorientati, forse anche delusi. (Zc. 13, 7).
Finché Egli era con i “suoi”, era lui il loro sostegno e il loro referente. Egli li nutriva con la sua Persona, con la sua Parola, con i suoi gesti, con tutto se stesso. Ma da quella sera in poi Egli sarebbe stato loro sottratto.
Nel cuore del Signore Gesù, non c’è tanto la preoccupazione per quello che gli sarebbe capitato, quanto la sollecitudine per i suoi.
Ed ecco la fantasia di Dio: mentre porta a compimento la Rivelazione e l’Alleanza con i “simboli pasquali” del pane e del vino con cui istituisce la nuova ed eterna Alleanza, consegna il segno supremo del suo amore che diventerà presenza sacramentale per tutti i tempi, fino “al giorno in cui lo berrà nuovo nel Regno di Dio” (Mc. 14, 25).
Quella sera Gesù pensava anche a noi, ha redento anche noi, ha amato anche noi, si è fatto “segno” sacramentale per nutrirci di Lui, per trasformarci in Lui, santificandoci, per mettere in ciascuno di noi la sua stessa forza d’amore, perché come Lui per Lui e in Lui, noi potessimo amare il Padre come suoi autentici figli e capirci, perdonarci, scusarci tra noi come veri fratelli: “Colui che mangia di me vivrà per me” (Gv. 6, 57).
“E il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è solo un solo Pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti, infatti, partecipiamo dell’unico pane”. (1Cor. 10, 16-17).
Proprio pensando anche a noi Gesù dirà ai suoi discepoli: “Fate questo in memoria di me”. (lc. 22, 19).
Obbedendo a questo comando la Chiesa chiama in assemblea i suoi figli nel giorno del Signore per rinnovare l’Ultima Cena, rispondendo ad un appuntamento d’amore nel quale il Signore Gesù ci parla di sé e di noi: ecco la liturgia della Parola; e si fa dono a ciascuno di noi per renderci capaci di vivere la Parola che ci ha comunicato: ecco la liturgia Eucaristica: ecco il valore insostituibile della Comunione Eucaristica.
Andare a Messa significa allora non solo obbedire al comando del Signore, ma anche recarci ad un appuntamento d’amore fissatoci dal Dio di Amore.

Nell’Ave noi diremo a Maria: “Benedetto il frutto del tuo grembo”. Ebbene preghiamola, in questo ultimo mistero luminoso, perché non manchino mai coloro che ci spezzano il Pane eucaristico; perché tutti i cristiani sentano il bisogno di questo Pane e perché nutrendosi di Gesù, frutto del suo grembo, diventino santi in Lui e con Lui.