La Natività

“Soffusa di letizia è la scena di Betlemme, in cui la nascita del Bimbo divino, il Salvatore del mondo, è cantata dagli Angeli e annunciata ai pastori proprio come “una grande gioia”. (Lc 2,10)”. (Ros. Virg. Mariae)
Dio mantiene le sue promesse, l’aveva detto che sarebbe stato il Dio con noi e lo fa in maniera umana, nella carne, non in maniera astratta, razionale. E diventa non soltanto il Dio con noi, ma il Dio per noi, in Gesù Cristo.
Ma la cosa più bella, (e intanto già questo ci deve rendere sereni nel cuore, perché Dio è con noi e per noi mantiene le Sue promesse d’amore misericordioso) è che i Profeti del Vecchio Testamento si sono sforzati in mille modi di descrivere che tipo d’amore Dio nutre per noi, per il suo popolo: le categorie sponsali, il Cantico dei Cantici, quello dei due amanti, tante altre espressioni meravigliose del Vecchio testamento; nessuna loro intuizione, rivelazione o verbalizzazione, dell’amore che Dio ha per l’uomo, può eguagliare il Mistero del Natale.
Perché? Perché Dio ci ama con il cuore innocente di un bambino: un cuore quindi non ancora inquinato da niente e da nessuno; ci vede attraverso gli occhi di questo bambino appena nato: e sono gli occhi della meraviglia, dello stupore, della bontà, della scoperta di tutto e di tutti!
Questo terzo Mistero gaudioso mi fa pensare: come è bello, Dio mantiene la sua promessa, realizza le sue parole per me e con me e niente di me può condizionare Lui e il Suo cuore, perché mi vede attraverso gli occhi innocenti di questo bambino.
Non va dimenticata anche la presenza della madre, perché se c’è un bambino c’è una puerpera, c’è la madre. La cosa straordinaria, che ci richiama il secondo Mistero, è proprio questa: Maria appena è rimasta incinta di gesù è andata subito a porsi al servizio della vecchia cugina Elisabetta.
Appena le nasce questo Figlio, immediatamente lo offre agli altri: ecco i Magi, prima ancora l’adorazione dei pastori … appena è nato già non è più suo. Il Cristo che Lei ha lo dona agli altri, non lo tiene per sé. Paolo (Fil 2.6,7) dirà di Gesù Cristo che “non considerò un tesoro geloso la sua eguaglianza con Dio, ma spoglio se stesso”, ma non di poco, si spogliò di tutto, perché Dio era tutto.
E così Maria. E’ proprio la madre di quest’Uomo.
Appena partorito lo dà già agli altri, non lo tiene per sé ed è in quel momento, in cui Dio entra nella storia dei popoli, in cui Maria offre questo figlio di Dio ai figli degli uomini, perché in Lui ritrovino se stessi, che la storia si spacca in due: prima della nascita, dopo la nascita di Cristo. Quella che Paolo nella lettera ai Galati (Gal. 4,4)) chiama “pienezza dei Tempi” è la pienezza dell’amore, è la pienezza del modo in cui Dio esprime il suo amore. Non c’è amore più grande di questo, ci potrebbe dire il Padre: darvi mio Figlio, che poi finirà per dare la vita per voi.
Ma è pienezza, oltre che nel modo, dell’amore proposto all’uomo per imparare come diventare uomo: modo e sostanza. Modo perché più di così non poteva; sostanza perché assumendo in sé la carne dell’uomo, Gesù Cristo da diventare, per ciò stesso, ogni uomo figlio di Dio.
E spacca in due la storia, perché la storia prima di Cristo è fecondata dal sangue di Abele e quindi dalla cattiveria di Caino, qui è fecondata dal sangue del Figlio di Dio, quindi della vita di Dio che vibra e che scorre nel sangue del Figlio della Vergine Maria
E quindi pienezza dell’amore, perché da quel momento, con la nascita di Cristo, comincia il cielo nuovo e la terra nuova. Con l’annunciazione e l’accoglienza dello Spirito da parte di Maria, in lei, terra nuova perché già rinnovata dalla grazia di Cristo, si inaugurano per tutti gli uomini i cieli nuovi e la terra nuova, nell’amore e nelle modalità dell’amore.
Il Mistero allora provoca in noi, oltre che riconoscenza a Dio per questo amore gratuito che ci dà in modo e sostanza insuperabili, l’impegno ad essere persone che si incarnano negli altri perché rivestono della propria carne l’amore verso gli altri, cioè siamo coinvolti perché sappiamo, come Maria, porgere l’amore di Dio, che è Cristo che vive in noi. E quindi dare non noi stessi, ma il suo amore che c’è dentro di noi. E allora il non fare calcoli nell’amore, il non dire mai “non ce la faccio più”; rivestire la parola di Dio della propria carne, l’amore del prossimo, della propria dimensione di appartenenza al Cristo, quindi con la potenza di Cristo!
Non quindi accorgimenti umani, ma la parola di Dio e amore e misericordia di Cristo da donare agli altri. Coinvolgimento del modo: ecco l’Incarnazione e la nascita della Carne; coinvolgimento della totalità dell’essere: ecco la parola di Dio diventa bambino, diventa persona.
Io ho questo ruolo: continuare il Mistero del Natale nel Cristo e nel modo di Cristo per fecondare la terra del Suo amore, per farla diventare cielo nuovo e terra nuova, e quindi rendo il mondo grembo di Dio, come Maria si è resa Suo grembo.
Trasformo quindi l’umanità sull’esemplarità della Madonna in questa accoglienza e questa generazione continua nel mio amore.
La Vergine Maria che noi preghiamo in questo Mistero, richiami sempre alla mia memoria che io ho questo ruolo.