La Morte
“Dio … si abbassa per amore “fino alla morte, e alla morte di croce” (Fil. 2, 8). I misteri del dolore portano il credente a rivivere la morte di Gesù ponendosi sotto la croce accanto a Maria, per penetrarne con Lei nell’abisso dell’amore di Dio per l’uomo e sentirne tutta la forza rigeneratrice”. (Ros. Virg. Mariae).
Di fronte al mistero della morte, l’uomo ha un orizzonte nuovo nel quale leggere il mistero della morte stessa. È l’orizzonte cristiano, è l’orizzonte di Cristo.
Prima di morire Gesù si affida al Padre: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46). E questo Padre, che è il Signore e amante della vita, ridà la vita a Gesù. La morte da quel momento, noi lo sappiamo bene, è solo un accadimento chimico, perché è il momento della nostra nascita alla vita vera, è il momento in cui ci tuffiamo nella sorgente dell’Essere, nel cuore di Dio (gli Ebrei dicevano “nel seno di Abramo”).
La morte di Gesù però non è soltanto una vittoria sulla morte, è l’ultima espressione dell’amore che Dio ha per l’uomo, tant’è che Gesù Cristo nella sua vita aveva detto: “Amore più grande di questo non c’è: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13).
E allora, aldilà del mistero della morte, al quale dobbiamo guardare con l’occhio della fede, nella virtù della speranza, la speranza nella beata Risurrezione, noi siamo stimolati dalla riflessione su quest’ultimo mistero doloroso a guardare al Signore e scorgere in Lui che cosa siamo per Lui, che cosa siamo capaci di fare con Lui. Dio ci dà la possibilità di rispondere alle esigenze d’amore che ha per noi, con la stessa misura con cui ha risposto Gesù, cioè senza nessuna misura, nessun calcolo: ritenere che Dio è talmente più importante, di tutto e di tutti, me stesso incluso, da considerare un privilegio (semmai siamo chiamati a questo) il perdere la vita fisicamente: morire per Lui.
E se mai questo privilegio, questa realtà, non la sentiamo come un privilegio, io dico che dobbiamo chiedere la conversione del cuore. Vuol dire che siamo ancora troppo attaccati alla terra. Cristo era innalzato, staccato dalla terra. Vuol dire che non lasciamo al progetto di Dio il posto adeguato nella nostra mente, nell’organizzazione del nostro essere, del nostro domani. Vuol dire che crediamo ancora fino ad un certo punto, dunque con misura. Il Signore ci ha amati senza misura alcuna. Vuol dire inoltre che dobbiamo essere testimoni di questo amore con il nostro amore fraterno, anche se questo amore fraterno non è corrisposto.
Gesù nell’orto è solo, peggio ancora: è tradito. Gesù è flagellato, Gesù è coronato di spine, beffato, deriso. Disprezzato, Gli caricano addosso le loro maldicenze da un lato e peccaminosità dall’altro, Gesù è caricato della Croce. Fedeli, nonostante tutto, a questo amore di Dio, proprio sulla esemplarità di Gesù. Saper rispondere a questo Amore Infinito con un amore che non pone limiti.
La forza ce l’ha data Lui. Se non ci riusciamo è perché non ci crediamo abbastanza. Se la coscienza ci rimprovera, Maria è al nostro fianco per parlare di noi a Gesù, perché ci dia la capacità di riprendere daccapo, di staccarci da terra, di stare innalzati come Lui, per attirare in Lui la nostra vita al padre e con Lui la vita dei nostri fratelli.