L’Ascensione
“… L’Ascensione pone il Cristo alla destra del Padre … alimenta così nei credenti la speranza della meta escatologica verso cui sono incamminati come membri del Popolo di Dio pellegrinante nella storia”. (Ros. Virg. Mariae).
Il mistero dell’Ascensione al Cielo di Gesù ci ricorda almeno tre eventi.
La prima realtà è che noi non crediamo in uno spirito vagante, noi sappiamo che Gesù risorto dai morti è salito al cielo e siede alla destra del Padre. Un dato di fede che avrebbe molti addentellati e molte applicazioni sul nostro tipo di fede e su molte altre chiacchiere che si diffondono sulla nostra fede.
La seconda realtà è che Gesù è seduto alla destra di Dio, dice l’apostolo, “sempre vivo ad intercedere per noi” (Eb 7,25).
Dice anche: “Abbiamo un avvocato in cielo” (1Gv 2,1). Se anche la coscienza ci rimprovera, “Dio è al di sopra della nostra coscienza” perché vede l’uomo attraverso il cuore di Suo Figlio; vede l’uomo attraverso il volto di Gesù, e siccome Gesù è la misericordia ed è la redenzione, lo sguardo di Dio ci redime nella sua misericordia. E quindi abbiamo questa certezza: che la giustizia di Dio diventa, attraverso la persona di Gesù ascesa al cielo, misericordia per l’umanità, per l’uomo, misericordia per me. E Cristo è là a parlare per me, ad intercedere per me.
La terza realtà che evoca l’ascensione di Gesù al cielo dichiarata da Gesù stesso: “Io vado a prepararvi un posto” (Gv 14, 2) e dunque l’ascensione di Gesù non è la contemplazione di un eroe terreno che ce l’ha fatta, di fronte al quale noi dobbiamo temere di non farcela e quindi di noni raggiungere la vetta cui Lui è pervenuto.
Ma la contemplazione di Gesù che ascende al cielo e siede alla destra del Padre, è la certezza data a me che il Suo destino è anche il mio, che la sua vocazione è la mia, che la Sua Gloria è la mia gloria. “Padre voglio che dove sono io siano anche quelli che tu mi hai dato. E qui in terra ho pregato non solo per questi, ma anche per coloro che attraverso la loro parola crederanno in me. Voglio che siano dove sono io” (Gv 17,24.
E’ una volontà esplicita, una preghiera che Gesù ha fatto al suo papà e Dio che è nostro padre, ed è la certezza che entra nel cuore perché Lui ci dice: “C’è un posto per voi, vado a prepararvelo”.
L’ascensione di Gesù al cielo non è una contemplazione estatica e alienante, ma è uno stimolo in più per un impegno di vita su questa terra, imitativa della vita di Gesù per avere quella gloria che Lui ha avuto, per non vanificare il mistero del Suo amore su ciascuno di noi, per non lasciare vuoto quel posto che Lui è andato a prepararci in cielo e che gli è costato la vita Vedremo nel quarto Mistero come già una figlia di Adamo sia andata ad occupare il suo posto: è Maria.
Per ora dobbiamo chiedere alla Madonna, in questo Mistero, che rinnovi in noi questo tipo di fede, la fede nella risurrezione dei morti, la fede in Gesù, che non può essere confuso con gli spiriti vaganti che gli uomini credono di conoscere, di evocare e ai quali chiedono di divinare il loro futuro, che rinnovi questa fede pura in Gesù Cristo, che ci dia dentro questo abbandono fiducioso in Lui che è il nostro avvocato, che intercede continuamente per noi presso il Padre, alla cui destra siede; che ci renda capaci attraverso la fede che Ella ha avuto in Gesù, di ricopiare la vita di Gesù in noi, per avere la gioia di fare corona a Lui, a Dio, al mistero della Trinità: ed è la vita di gioia che Egli ha in serbo per noi.