L’Assunzione
Alla gloria … Ella stessa sarà sollevata con l’Assunzione, giungendo, per specialissimo privilegio, ad anticipare il destino riservato a tutti i giusti con la risurrezione della carne”. (Ros. Virg. Mariae).
Gesù ci dà il segno tangibile, umano, che la Sua è una parola che crea, che realizza ciò che significa.
Ha detto: la “Vado a prepararvi un posto” (Gv 14, 2) ed è logico pensarlo, per primo doveva preparare il posto a Sua Madre.
I Padri della Chiesa dicono che Gesù era il perfetto osservante della legge di Dio. Il quarto comandamento della legge di Dio dice: “Onora il padre e la madre” (Es. 20, 12).
Se è un perfetto osservante vuol dire che doveva dare tutto quello che era loro dovuto: sia al Padre sia alla madre; tutto quello che Lui aveva da dare. Aveva da dare la risurrezione, la glorificazione corporea. “Non poteva non darla” dicono i Padri della Chiesa “anche alla Madre”.
L’ha data anche all’umanità, dandola alla Madre, dandola alla sua fisicità. Non poteva non dare la glorificazione del corpo a Colei il cui corpo non è stato toccato dal peccato di origine.
Ora noi sappiamo che siamo stati liberati dal peccato di origine, che Maria non è una figura angelica, è una donna nata da Adamo ed Eva come noi, redenta (sia pure in modo mirabile, Lei) come noi e Lei siede nella Gloria di Suo Figlio risorto.
Meditando sul Mistero della Assunzione al cielo di Maria (è un dogma proclamato il 1 novembre 1950 dal Pio XII con la Costituzione Apostolica “Munificentissimus Deus), contemplare questo mistero significa rivivere dentro di noi le parole del capitolo VIII della Lumen gentium. Al n. 68 dice così: “La Madre di Gesù, come in cielo, in cui è già stata glorificata nel corpo e nell’anima, costituisce l’immagine e l’inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al pellegrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore” (L.G. VII, 68.
La Chiesa siamo noi (non dobbiamo mai stancarci di ripeterlo): contemplare Maria Assunta in cielo in anima e corpo vuol dire contemplare quale gloria ci riserva Gesù Cristo. Vuol dire però costruirla questa gloria. Maria ha gestito nella Sua carne la presenza di Gesù, ha servito con tutta se stessa, con la Sua Carne, con il Suo sangue la persona di Gesù, l’ha nutrito di se stessa quando lo ha gestito in grembo, quando, come madre, lo ha allattato.
Ha cooperato servendolo sino all’ultimo momento della Sua vita terrena.
Per avere la gloria di Maria dobbiamo noi nutrire Gesù Cristo di noi stessi, della nostra fede in Lui, anche delle nostre rinunce, dei nostri sacrifici, delle nostre fatiche, dei nostri dolori, della nostra morte, perché sappiamo cogliere tutto in Lui e per Lui, perché sappiamo servirlo, amarlo, nutrirlo di amore, nelle persone che il Signore ci fa incontrare.
Dobbiamo vivere anche nel rispetto sacro del nostro corpo, della nostra fisicità come di quella altrui, perché il corpo di un uomo e di una donna destinato a prendere parte della gloria di Dio.
Non c’è niente di mortificante, nessun aspetto oscurantistico nella dottrina, nella morale cristiana. Tutto è edificante, sublimante, esaltante l’uomo, e allora si fruisce di tutta la propria fisicità e anche della sessualità, come linguaggio dell’amore, e si dà e si chiede tutto quello che si può dare e ricevere, perché in questa grandezza di rivelazione sulla sacralità dell’essere tutto è sublime, tutto è pulito purché tutto sia nell’amore, un amore imitativo di quello di Cristo, che genera e rigenera, che eleva fino a toccare la persona di Dio, anche con la propria fisicità.
Con questo quarto Mistero di Gloria eleviamo all’Assunta in Cielo la nostra fidente preghiera perché, contemplando la Sua Gloria, la nostra vita sia, qui sulla terra, una diuturna costruzione della nostra futura Assunzione in Cielo.