il nostro modo di volerci bene

Caro Don Pietro,
Segnare una distanza è sempre stato il nostro modo di volerci bene. Alle volte questo avveniva in modo tacito: sulle grandi poltrone che avvolgevano il momento della confessione immaginavo spesso – senza dire nulla – la tua storia travagliata che ti permetteva di infondermi la fermezza e la franchezza, che un bambino, un ragazzo e poi un giovane vorrebbero trovare accanto nel proprio cammino. Altre volte questo avveniva in modo più dirompente e quelle stesse poltrone diventavano il luogo dove i nostri discorsi sprofondavano, fino a renderci incompresi e lontani l’uno all’altro. Ma anche così tu mi insegnavi la tua via. Non c’è stato tempo per re-incrociare le nostre strade e tanto ce ne sarebbe voluto. Eppure anche in quest’ultima distanza io sento vivo il nostro modo speciale di volerci bene, il tuo accompagnarmi da lontano, il mio riconoscerti esempio radicale di libertà.
E vorrei regalarti una poesia a me molto cara. Anche se non si capirà, saprai di certo perché è nostra. Giacobbe e lo Sconosciuto di G. Ceronetti.

Chi è l’ignoto?
Volle piegarci.
Gli resistemmo.
Ad insegnarci
L’occulta di chi ceda
Arte che vinci vieni?
un vinto eri; ti batti.
Uno che perde sei. Io sempre torno 
Perdura sulla riva
Una bruma di avvinti; di dolore
Anche, vinto.

Marco

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